Siamo qui riuniti

Siamo qui riuniti

RESIDENZA ARTISTICA
Diario di Bordo

Teatro Comunale di Nardò

20-26 S
ettembre 

Appunti di viaggio di Bruno Stori

Siamo qui riuniti – o della democrazia imperfetta è uno spettacolo dedicato agli adolescenti che ha una lunga storia. È nato nei primissimi anni del nuovo millennio e ha viaggiato in tutta Italia incontrando migliaia di giovani spettatori. Dopo quasi vent’anni dalla sua creazione “Siamo qui riuniti” è un testo vivo e quanto mai attuale, sembra non portare addosso i segni del tempo, segni del tempo che invece porta addosso il suo interprete storico, Bruno Stori, cioè io, il quale, d’accordo con Letizia Quintavalla, co-autrice e co-regista dello spettacolo, ha pensato bene di passare lo spettacolo stesso nelle mani capaci di un giovane attore, Filippo Carrozzo, che ne rinverdisca i fasti negli anni a venire. Una piccola eredità artistica.

Primo giorno di prove.
20 Settembre 2021.

Entriamo in teatro nel primo pomeriggio. L’impressione è ottima. Dopo aver organizzato minimamente la parte tecnica cominciamo a provare partendo da una filata di memoria, per scaldarci.

Secondo giorno di prove. 21 Settembre 2021. 
Mattina

L’attore si riscalda sul palcoscenico, al ritmo del Sirtaki. L’impegno più importante che dovrà portare a termine in questa fase del lavoro è trovare la sua autenticità sulla scena, dire e agire il testo con una presenza costante in relazione con il pubblico…che per il momento non c’è.
L’attore ha una consegna: ogni volta che si accorge di perdere il contatto, la connessione diretta 
con il suo pubblico immaginario, di “recitare” solo per sé, deve fermarsi e ripetere la battuta nella giusta direzione che è quella di dire VERAMENTE quello che sta dicendo. In tarda mattinata facciamo una filata di tutto il testo, senza interruzione, prendendo no delle correzioni da fare.

Pomeriggio

Il regista legge e ripercorre, con l’attore, le note prese durante la filata, si parla di come correggere, delle intenzioni che devono generare le battute e le azioni. Lavorando su singoli pezzi dello spettacolo, con un misurato lavoro di reinvenzione delle varie scene, improvvisando, abbiamo trovato piccole interessanti varianti, che hanno arricchito il lavoro.

Questo esercizio si è protratto fino alla fine delle prove.

Terzo giorno di prove. 
22 Settembre 2021.
Mattina

L’attore si scalda sulle note del Sirtaki ripete la danza iniziale dello spettacolo poi attacca a ripetere il testo interrompendo per correggere errori di testo o di azioni o di intenzione. La mattinata trascorre cercando la giusta alchimia.

Pomeriggio

Nel pomeriggio faremo una prova aperta. La prova con il pubblico è molto importante, perché tutto lo spettacolo è fondato sul rapporto diretto con il pubblico e l’attore ancora non ne conosce le reazioni. Ci si prepara ripetendo alcune parti del testo e trovando nuovi, piccoli, ma interessanti e divertenti cambiamenti. Alle 18 arrivano gli spettatori, l’attore parte bene, attraversa alti e bassi, a volte ritrova il giusto flusso a volte lo perde.

Il pubblico apprezza ciò a cui ha assistito.
La prossima filata aperta al pubblico la faremo Domenica.

Quarto giorno di prove.
23 Settembre 2021. 
Mattina

Dopo il training, leggiamo le note della prova aperta al pubblico del giorno precedente. A parte alcuni errori o imprecisioni, il punto più importante è mantenere il contatto con gli spettatori,
che rende attivo e significativo il testo e che permette all’attore di essere sempre “sul pezzo”. 
Questo è il lavoro più complesso e per farlo è necessaria la continuità di prove con il pubblico, per ora Filippo può solo immaginarlo.

Nel pomeriggio ci siamo presi una mezza giornata di pausa al mare. La spiaggia è fitta di gente. Filippo implacabile ripete il testo e ci scambiamo opinioni sulla memoria dell’attore. “Siamo qui riuniti” è un testo nato dopo un anno di lavoro, durante il quale con la regista Letizia Quintavalla abbiamo letto testi e libri inerenti all’argomento, ci siamo consultati con storici ed esperti, abbiamo provato seguendo strade diverse. Da attore interprete mi sono nutrito di informazioni giorno per giorno per lunghi periodi prima di approdare al testo e allo spettacolo finale e ciò nonostante ci sono volute parecchie repliche con il pubblico per capire davvero quello che stavo dicendo o perché facevo quel gesto.
Maturare un testo per un attore è un lavoro che, al di là dei risultati che da subito può ottenere gra
zie alla sua esperienza e alle sue doti naturali, ha bisogno comunque di tempo per fiorire.
La vera memoria, quella profonda e fluida l’attore la raggiunge poco per volta, replica dopo replica 
senza mai smettere di cercare.

Quinto giorno di prove.  
24 Settembre 2021.
Mattina

Si lavora scena per scena. L’attore è chiamato a dire il testo con forte accento e cadenza pugliese. Il ricorso alla lingua materna, al dialetto, è un esercizio molto utile. Immediatamente il testo comincia a prendere corpo, la parola diventa tridimensionale, brilla. L’esercizio serve a scardinare i passaggi ostici per l’attore; tutta la gestualità in generale ne guadagna. Dovrà, poi, riprodurre quella qualità di intenti e di colori, recitando in lingua. In ogni caso ci interessa conservare il sapore del vernacolo.

Sesto giorno di prove.
25 Settembre 2021

La giornata trascorre nell’attesa della prova aperta che faremo domani. L’attore si prende un paio d’ore per stare da solo sul palcoscenico. La fase di lavoro in cui si trova, non è delle più tranquillizzanti per andare in scena; ha in testa un groviglio di informazioni nuove da dipanare insieme a quelle vecchie. La memoria non è ancora sicura e per quanto tutti sappiano che vengono a vedere una prova, l’attore è di fronte a un pubblico e più del piacere di stare sulla scena, c’è sicuramente il timore e l’ansia di essere giudicato.

Settimo giorno di prove.
26 Settembre 2021

Intorno alle 18 inizia prova aperta. In sala ci saranno 10/12 spettatori sparpagliati in platea. Sono tutti adulti, ma va bene uguale, poichè il tono dello spettacolo è pensato sia per adolescenti che per adulti. I contenuti di senso dello spettacolo, “il fatidico messaggio”, sono arrivati anche se la “forma” ha bisogno di raffinarsi per diventare essa stessa contenuto. I commenti dei presenti sono stati davvero gratificanti, ci voleva soprattutto per Filippo che sta capendo, anche dai commenti interessanti del pubblico, l’importanza di quello che sta facendo.
Questo è un punto fondamentale: l’attore deve essere al servizio di questo testo perché più si mette 
al suo servizio e più può trarne vantaggio la sua qualità d’attore. 

Abbiamo chiuso bene questa prima fase della residenza. Si spengono le luci.

Appunti di viaggio di Filippo Carrozzo

Il Sirtaki è una danza greca.
Il mare, il sole, la luce d’oro. Quella luce d’oro.
Il Sirtaki è il mare.
Il mare va e viene. Non è mai la stessa cosa.
Il mare cambia.
In greco mare si dice “Thàlassa”, suona bene.

Questi sono i miei primi appunti di viaggio.
Il Sirtaki, la danza. La libertà, la scelta. Il dono. 
“Siamo qui riuniti…” rappresenta il lavoro, il teatro e un ritorno all’infanzia. Il progetto nasce da un’amicizia di lunga data. Dodici anni fa vidi questo spettacolo in scena e fui catturato dalla semplicità e allo stesso tempo complessità degli argomenti. Il testo racconta di un’assemblea, siamo qui riuniti perché non siamo idioti. Proprio così…

Quel pomeriggio, durante la replica, fu come trovarsi nell’antica Grecia, al mare, e quando finì lo spettacolo pensai “è così che mi piacerebbe fare teatro. Questo per me è fare teatro.”

“Siamo qui riuniti” è stato il primo spettacolo che mi ha fatto capire cosa può essere il teatro. Cosa voler fare. Cosa amo fare. E così, tra studio, conoscenza e amicizia che mi lega a Bruno e al suo lavoro, eccoci qua, pronti per un nuovo viaggio insieme.

Vado al mare.
È bello il mare,
il grande mare.
Mare, sole, ulivi.

È bello poter lavorare nella propria lingua. Riconnettersi con le proprie origini.

La Puglia è terra e madre. È dove tutto dev’essere quando lo cerchi. I primi elementi che mi introducono al lavoro di Bruno e Letizia sono naturali. Elementi tangibili, visivi. Il mare, il sole, l’ora d’oro, gli ulivi e tutto quanto è citato nel testo che mi apre alle immagini di come poteva essere allestito lo spazio intorno, nell’antica Grecia. La fase di preparazione al lavoro è cominciata circa un mese prima del nostro incontro in teatro.

23 agosto 2021. Stampo il testo e inizio a leggerlo, rileggerlo, studiarlo. Cerco di farlo mio. In venti giorni ho memorizzato tutto il testo. Quando incontrerò Bruno e Letizia potremo lavorare senza copione alla mano. Ho necessità di memorizzare il testo per dimenticarlo. Perché le parole non siano messe in riga ma al contrario nascano da dentro.

Ci sono riferimenti naturali, storici, umani, emotivi.
Siamo qui riuniti è la sintesi perfetta di un lavoro che arriva a compimento dopo anni di ricerche,

prove e studi sulla materia. A me tocca fare il percorso all’indietro. Da oggi al principio. 
Niente da fare. Nessun luogo da raggiungere è il mantra del riscaldamento. È la voce di Socrate che mi accompagna nei giorni di memoria e di prove sul palco. 

Provo. Sbaglio. Riprovo. È così che procediamo, un errore per volta o tutti insieme. Qualcosa resta. La consapevolezza e l’ascolto a 360°. La relazione con il pubblico. Ogni tassello è fondamentale. Come lo è togliersi di mezzo. Essere al servizio del testo. La prima difficoltà è quella tra vero e recitato. La verità delle parole che pescano dentro e non l’esteriorità di suoni.

Ulivi. Sirtaki.

Dopo la prova della mattina, abbiamo un paio di ore di riposo. Fa caldo ma si sta in pace. In Puglia, nella mia terra, ci sono tutti gli elementi per lavorare bene. Lavorare bene per me è ritrovare il neutro che mi permetta di costruire e di far nascere qualcosa.
Sono a letto. Ripasso il testo cercando di raccontare a mente cosa viene prima e cosa viene dopo.
Quali sono i passaggi. Le parole chiave. La struttura delle scene. Cerco di restituire al testo e alle 
parole una struttura d’azione. Di immagini. Lo switch tra vero e recitato è un click. Il sirtaki è stato il primo punto di accesso, con gli ulivi e il resto. Mi alzo dal letto e inizio a muovere i primi passi di Sirtaki. Passo dopo passo, danzando mi ritrovo immerso nella natura tra gli ulivi, la terra, le pietre e non c’è un tempo. Sono lì e cammino a passo di sirtaki.
 
“Si, ma noi non vogliamo fare quelli seri”.
 
Mentre danzo mi arrivano alcune battute dello spettacolo e la voce di Bruno che mi accompagna.
“Ricorda Filo, noi non vogliamo fare quelli troppo seri. Veri si, ma senza immedesimazione. Senza caricare troppo.” Mi fermo e riparto.
 
Ogni input di Bruno e Letizia mi ritorna e mi accompagna. E c’è il Mare dai blu intensi. C’è quello di casa e quello del Salento. Il grande mare! La verità nel dire quelle parole. Il coraggio di dire la verità senza giudizio. Cammino per l’uliveto e ascolto la base musicale del sirtaki. Mi riconnetto con la natura. Osservo gli alberi, la forma, il colore. Sono alberi statuari, belli.
 
“E penso. E mi faccio sempre la stessa domanda. Che cosa so? Che cosa so, io? Trovo che sia una gran bella domanda. Ma nessuno risponde.”
 
Lavoro sulla relazione con il pubblico. Senza pubblico. Immagino un po’ di gente alla volta e mi rivolgo alle persone che immagino. Dove sono sedute, se camminano con me. Se sono di fianco, davanti, dietro. E gli dico “Oh, lo sapete? Oh, lo sapevate? E gli racconto il testo. Parti del testo, frasi, poi interi blocchi. Mi perdo nel recitato. Mi fermo. Ricomincio. Voglio stare nel presente. Respiro.
 
Nessun luogo da raggiungere e niente da fare.
 
Rallentare. Mai serioso. Mai appesantire. Una chiacchierata leggera con il pubblico. Una chiacchierata divertente e amicale con amici sulla Grecia Antica. Io mi sento un greco antico dalla mattina alla sera. Una chiacchierata mai aggressiva.
È una chiacchierata.
 
Lavoro sulla prossemica. Da Piazza, da Platea. Diretto. Vero. Sciogliere. Concedersi. Apertura. Ogni prova appare. Si svela qualcosa. Si rivela. 
 
Sii calmo, tranquillo come il mare. Thalassa. Mi ritornano le parole del testo e le azioni. Poi il vuoto. 
 
Sono sullo scoglio pronto a tuffarmi. Devo tenere a bada l’ego. Il testo in primo piano. Essere al servizio del testo. Ci provo. Provo a seguire il testo, le indicazioni di Bruno e di Letizia. Dimenticarmi il testo per la verità e il senso di quello che sto dicendo. Seguo il respiro. Siedo nella posizione del loto. Comincio a inspirare dolcemente e normalmente partendo dall’addome. Consapevole del fatto di inspirare normalmente. Non sono io, i miei problemi, i miei umori, le mie paure e angosce. Non sono io. Sono alla scoperta della verità dentro.
Sempre in avanti.
 
Se ti ascolti. Se inizi ad ascoltarti è finita. Ti parli addosso. La prossemica è importante. Mi rilasso. Non è una lotta. Ogni volta che la mente si perde. Il respiro è il mezzo che mi consente di riportarla in dietro. 
 
Ripartire dal respiro e disciplina.

A Novembre saremo di nuovo qui nella bella Nardò, con gli amici di “Terrammare”
a cui diciamo 
Grazie.

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